CAMPANE
Campane,
bronzi dal profondo
suono.
I loro rintocchi
saltellanti gioiosi
allegri,
per una nascita
un matrimonio
solenni festosità annunciano.
Si mutano
lenti, tristi
con una voluta pausa
per un funerale.
Quale differenza
dalle strazianti urla,
come grida di dolore
d'angoscia,
delle sirene
che quasi vogliono
brutalmente esprimere
disgrazie, lutto.
Della polizia
il suono delle sirene
più acute
più stridenti si fanno
a caccia d'assassini
e di ladri.
Campane di città
di piccoli paesi
nelle verdi erbose valli
sparsi,
negli alti monti
con gli aguzzi campanili.
La pura poesia siete
dai veleni della moderna civiltà
non contaminata.
Simili siete
ad una dolce favola,
al nipotino
da un canuto vecchio
raccontata,
accanto alla allegra fiamma
d'un accogliente focolare.
Campane,
tutte a distesa suonate
per risvegliare
la speranza assopita
di giustizia di pace e concordia
e ridonarla
a tutte le genti
del piccolo
squallido
desolato
tormentato
nostro mondo.
La Televisione
In un remoto tempo
come in una fiaba,
con le umili antenne,
le magiche scatole,
semplici, disadorne,
le nostre case
allietavano.
Le riunite famiglie,
sul convesso video
alternarsi, vedevano
racconti, avventure,
films riposanti,
storie d'amore,
prive d'aggressività.
La televisione
un sorriso, serenità
apportava,
ed un ristoro
per la quotidiana fatica.
La gioventù
con sincera gioia,
le trasmesse dolci canzoni
imparava,
che bravi cantanti,
dall'armoniosa voce, ^
modulavano.
Ora la televisione
al tempo nostro dell'arrivismo,
è diventata
quasi un oggetto che terrore incute,
ed in continuazione
fa scorgere sullo schermo,
le delittuose notizie
in immagini, tradotte.
E le antenne lucenti,
simili a robots
più alte s'innalzano,
per le onde captare,
e sul video tradurle.
Dai films più cruenti
la gioventù impara
a maneggiare armi,
ad uccidere.
Ed i giovani al crimine predisposti,
di persona, presto o tardi,
un altissimo prezzo
pagheranno.
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C'era una volta
la magica scatola
detta televisione,
che figure serene
delineava.
Ma come in una favola
d'un tempo lontano,
ora non c'è più.
Nostalgico accorato
commiato!
Simile ad una persona cara,
il rimpianto,
che per sempre s'è perduta.
Bianca esprime in questa poesia il degrado che già intorno agli anni ottanta presentavano i nostri programmi televisivi, indipendentemente dalla società produttrice. Meglio neppure azzardarsi a pensare cosa direbbe oggi Bianca della attuale TV, che ci invade 24 ore su 24 distribuita in innumerevoli canali: ci invade e spesso ci angoscia.....