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12 gennaio 2012 4 12 /01 /gennaio /2012 21:32

 

UN PERCHE'

 

Nel tormento della carne
gli artigli accuminati
si approfondiscono,
nel tormento dello spirito
tracce profonde scavano.
Oh Signore, perché di chi niuna grave colpa
s'è macchiato,
il suo corpo da tanto dolore
è afflitto,
e la rassegnazione,
balsamo miracoloso
per le sofferenze
lenire,
per le ribellioni
spegnere,
si è dileguata?
Perché l'innocente
della più equa giustizia è privato?
Nello splendore degli astri,
nelle radiose albe,
nei tramonti infuocati,
nelle cime nevose
degli alti monti,
dove il silenzio è musica
o nel vortice del turbinoso nembo,
la Tua risposta si nasconde?
Oh, Signore, perdonaci
tali domande
d'angoscioso sgomento
intrise,
di sconsolato pianto,
di dubbi timorosi.
Il Tuo silente passo
a coloro si avvicina,
che con amore fraterno
sull'umano penare si chinano,
per un aiuto
una consolante speranza
donare,
senza nulla ricevere.
In questa carità sublime
Oh, Signore, è celata la Tua risposta.

 

 

Riverbero di stelle

 

     Sereno, terso cielo,
un riverbero di stella,
sulla mia dimora posa
per un po' di serenità,
una consolante speranza
donare,
e gli oscuri timorosi dubbi
allontanare.
La mia porta serra,
oh luce stellare,
all'esosità del denaro,
all'ipocrisia,
alla menzogna.
Invece socchiudila
alla bontà, alla generosità,
che entrare bramano
per con amore curvarsi
sul mio dolente corpo
sul tormentato spirito
senza nulla pretendere.
Stellare luce,
costretta sarò
con struggente pianto
la mia casa abbandonare
e il mio figliolo
nella solitudine rimarrà.
Luce stellare,
il suo cammino illumina
perché incontrare possa
una fedele
amorosa compagna
per l'oscuro domani affrontare,
ed insieme uniti
percorrere gli aspri sentieri
dell'esistenza.

 

 

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30 ottobre 2011 7 30 /10 /ottobre /2011 22:25

 

  Cielo stellato

  

 

Sale lo smog della civiltà
e delle stelle nasconde
il lor splendore.
Oh! Cielo stellato
perché t'hanno nascosto?
Insondabili abissi
nell'immensità
dove l'uomo scandaglia
il suo pensiero.
Millenni che passano
e l'universo imperturbabile
si rinnova.
Magnifiche notti ricordo
dove le stelle come piccoli cuori
palpitavano.
La tua mano nella mia,
una scia luminosa
cercavamo
per un nostro desiderio
formulare.
I tuoi capelli, il tuo viso
accarezzavo.
Sopito i l desiderio era...
e l'anime nostre unite
vibravano
per tutto quell'incanto.
Sotto i l tremolio degli astri
come una dolce visione
m'apparivi.
Di stelle eri vestita
di luce bianca misteriosa
come una figura irreale
da un lontano pianeta
ivi venuta.
La tua fronte riverente ti baciai
e veramente felice mi sentii.
Nei ghiacciai eterni,
altitudini
dove musica è i l silenzio,
colle sue pure fiammelle i l cielo
risplende.
Così fragile e bella ti ricordo
con quel riverbero stellato
che con nostalgia e rimpianto
non rivedrò.
Dire avrei voluto in quella notte
intensamente
d'un grande Poeta le parole
al fuggente attimo
« Arrestati
Sei bello »!
 

 

 

     Il  fiore 

 

 

Un piccolo fiore ho trovato
sul selciato.
È striminzito, pallido,
un poco appassito.
A casa l'ho portato
e dentro un vaso
l'ho fatto rinfrescare
con acqua limpida.
S'è ripreso ergendo lo stelo
e la corolla rosa.
« Oh piccolo garofano
chi t'ha gettato via?
Con tanta tristezza t'ho guardato.
È stato gettato lì
come una cosa inutile
senza alcun prestigio e senso
come un rifiuto.
Ai tuoi odorosi fratelli penso,
dai duplici petali,
coi colori così vividi, smaglianti,
come arcobaleni.
Penso alle serre profumate
ai fiori di lusso,
alle tante orchidee pregiate,
come bocche voraci.
Penso ai soavi fiori di campo
modesti e gentili
simili all'ingenuità d'un bimbo
che sorride.
A i nivei, immacolati fiori, penso
degli alti monti
così solitari eretti verso i l Cielo,
puri, incorruttibili.
Non temere, anche i bei fiori di lusso,
appassiranno
e rigettati saranno
in luridi luoghi.
Quando tu, mio piccolo e grande fiore,
sul gambo ti curverai
in una serica carta t'avvolgerò
e sempre riposerai.
T i guarderò ogni tanto
con piccole lacrime
e tanta nostalgia e tristezza
ed un dolce sorriso.
La brutale società ed i l mondo
gli umili fiori
impietosi, incoscienti calpestano,
ma il mio fiore non perirà.

 

 

 

L' ultimo verso di questa poesia è l'iscrizione che compare  sulla piccola lapide a ricordo di Bianca Pavin nel cimitero della Certosa di Bologna.

 

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6 settembre 2011 2 06 /09 /settembre /2011 21:46

  Fantasia

 

 Silente è l'avito palazzo
con l'orologio pendolo immobile
da lungo tempo.
Dei scintillanti arabescati candelabri
le luci spente sono.
Nelle pareti le dipinte effigi degli avi
assorti, vegliano.
Una mano invisibile ad un tratto
i l suo ritmo all'orologio, ridona
e l'ore scandisce.
Dai lampadari le candele innumerevoli
or risplendono
come multicolori arcobaleni,
di fulgor, la sala inondano.
Dai preziosi quadri scendon gli antenati
e le lor dame attendono.
Le porte s'aprono e l'anziano maggiordomo,
entrar fa gli orchestrali
con cerimonioso inchino, le damine.
Con le lor gemme, belle son le giovani
le crinoline seriche fuscianti,
come le corolle dei fiori s'aprono.
S'allacciano le inanellate mani
a quelle dei cavalieri
nell'attesa trepida, tese.
S'iniziano le danze,
minuetti delicati con armoniosi passi.
Guidate volteggiano le dame
e di bianco raso le scarpine
toccare il suolo non sembrano.
S'incrociano gli sguardi
per un dichiarato amore,
per un assenso gentile.
Lente trascorron l'ore

e penetra la furtiva alba
dall'ovali finestre,
e ogni luce smorza.
Si dissolvon le danzanti figure
nel nulla svanendo.
Nelle cornici si ricompongono i dipinti
e paion sorrider, ammiccando.
I l palazzo patrizio silente, buio ritorna,
con d'un glorioso, forse, passato di memorie.
Oh maga fantasia
sull'ali tue corre il pensier nostro
e nel deserto della vita,
trovar sai, una riposante oasi.
Fantasia la crudel realtà allontani!
Realtà che ferisce l'anima
nella ricerca affannosa
d'un ideal sorriso,
d'un giusto anelito respinto,
d'un desir mai appagato.
. . . . . . . .
Benvenuta, fantasia! 

   

Vecchio anno addio

   La prima neve sulla città è caduta
ed i fiocchi lievi, con sottil trame,
degli alberi i rami, han ricamato.
I raggi d'un sole pallido
su quel candore, si posano.
I I vecchio anno s'allontana
col fardello suo pesante di sventure
di deluse speranze
e chiedere venia pare
per i l dolor recato.
Con esitanti felpati passi
come un fanciullo timido
alla porta bussa, i l novello anno,
e serenità, pace, portar vorrebbe.
Respinge l'umanità i preziosi doni
per un egoismo spietato,
per del lucro un'avidità insaziabile,
per una ingiustizia iniqua.
Presagi tristi, sul mondo incombono,
nubi oscure all'orizzonte!
Rancori reciproci,
vendette sanguinose,
armi micidiali,
terror di guerre future,
corsa all'oro, segnai di decadenza.
La colomba bianca della pace
le intemperie sfidando
con dell'ulivo, i l ramoscello
sopra ad uno spruzzato tetto di neve, sosta.
Incerta intorno si guarda,
il suo piccolo cuor di tristezza è colmo
e non sa dove posar, i l verde ramoscello.
Allor verso il Cielo vola
d'un lontano pianeta alla ricerca
dove solo amor, giustizia, regnano.
L'ali candide nell'immensità si perdono!
Oh incoscienti uomini
spetta a voi il compito arduo di richiamarla
per un dover da compiere
verso i figli vostri,
che un più sereno avvenir, ansiosi, attendono. 

 

   

Quest'ultima poesia fu scritta, tutta di getto, un giorno 31 dicembre  

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17 giugno 2011 5 17 /06 /giugno /2011 19:31

 

Rassegnazione

 

 Rassegnazione,
perché la voce mia,
non odi?
Su d'un gabbiano
che sull'oceano,
vola
e si perde lontano,
o sopra i l battito
d'una farfalla,
che ubriaca di luce
le sue ali brucia
intorno
ad una lampada
accesa,
su d'una nube
piccola, leggera,
simile
ad un fiocco
di bambagia
trasportare
ti lasci,
per negarmi
la tua pietosa opera
« No! » la rassegnazione
risponde,
« a te sono vicina,
e puoi sfiorarmi.
Le mie nocche
bianche,
sono divenute
per, con forza,
al cuore tuo
bussare.
La mia voce
roca
è diventata,
ma come i l sordo
che sentire
non vuole
ancora la rifuggi.
I l volto volevo
accarezzarti
e le lacrime
tergere,
dalle dolenti
palpebre,
ma tu le mie mani
hai respinte
con insana
ribellione ».
A quei giusti
rimproveri
i l capo chino,
con invocante
assenso
ed un brivido
di speranza.

 

 

Ore pomeridiane

   Silente è la mia stanza,
dove l'ore trascorrono
lente, senza ritmo.
S'arrestano i pensieri,
privi di feconda fantasia.
Vestiti paiono
che sopra ad una corda,
ballano, dondolano.
Un corpo attendono
che a loro doni,
forma e respiro.
Si prolunga la fune,
dal tempo che scorre
trascinata.
D'agganciarsi non trova!
Stracci, ora sembrano, i vestiti,
da un pezzente abbandonati
per un più decente abito.
Con un acuminato uncino,
l'attorcigliata corda
alla mente mia s'appiglia,
di pietà priva.
Sfociano i pensieri
tristi, desolati
e con struggente nostalgia
i ricordi,
le deluse speranze,
e l'uncino graffiante
s'approfondisce.
La fune, un vestito
sfuggire ha lasciato,
e nello spazio, si libra.
Di rosata luce, risplende
come se l'aurora,
su di lui, posato avesse,
i suoi magici riflessi.
Le mani supplici tendo,
a quel roseo bagliore,
perché un attimo, mi sfiori.
Un solo lembo,
sulla fronte mia, si posa.
Si stacca l'uncino
dalla mia dolente mente
e s'affloscia la fune
nel nulla svanendo.
Lacrime di liberazione,
sul mio viso scorrono,
attutendo ogni pena,
infrangendo la ribellione.
Il rosato abito
verso l'alto sale,
ed una candida nube,
lo rinserra,
nelle sue ovattate

 

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31 maggio 2011 2 31 /05 /maggio /2011 17:20

Bologna

e i portici

 

Occhieggianti file di portici
che si snodano.
In centro folla vociante, in tumulto,
calmi silenzi in periferia.
I l sole di sbieco entra
negli incavi, con una carezza furtiva,
e la pioggia dal vento portata
li sferza un poco, a malincuore.
Simili a frati incappucciati
nella quiete periferica,
coi calzari di cemento
s'arrampicano fino al Colle
dove la Madonnina vigila.
Coppie d'innamorati
teneramente allacciati,
sagome d'infermità disperate,
qualche randagio cane
di protezione in cerca,
processioni invocanti
verso il Colle, vanno.
Bologna il tuo passato vive
nei palazzi vetusti,
nelle mirabili Chiese,
nell'Università rinomata,
dove la medicina il suo vessillo innalza.
Bologna turrita città
provinciale e mondana,
di nobiltà occulta, obliata,
generosa quando doni,
d'amore colma per le tue donne,
violenta, crudele per un affronto,
per un'inaspettata provocazione.
Non ti dimentica il forestiero
coi tuoi portici,
anche così piccola,
in confronto alle lussuose metropoli,
dove in maggior profusione
l'agguato, la frode,
i crimini, gli scandali s'alternano.
Nella forzata immobilità
mia cara città,
rivederti non posso!
Sul palmo del e mani
il mio volto chino
con accorata nostalgia,
cosi ti penso.

 

   

  Tramonto

 

  L'ultimo raggio del sole
che declina
di rosso vivo,
si tinge.
Sulla tavolozza
della natura
un esperto pittore,
i l suo pennello
intinge,
e con insuperabile arte,
ogni contorno,
di luce, d'ombra
accarezza.
Dei passeri,
il lieto cinguettìo
si sparge,
come un richiamo.
Amici, amiche
sembrano,
che sul pianerottolo,
della casa propria,
i loro segreti
si confidano
e con allegria,
si salutano.
Nella stanza mia,
lentamente l'oscurità
s'addensa.
Ma c'è ancora
di tenue bagliore
un brivido,
che lo sguardo
percepisce.
In quel palpito
di chiarore
m'adagio,
come in una nenia
riposante,
per ogni sogno,
ogni desìo,
con dolce ritmo,
cullare.
Una curiosa falce di luna
s'affaccia
e la prima stella s'accende.
Le gelide luci del neon
sulla città,
incombono,
e ogni poetica suggestione
distruggono.
Ma nell'animo di coloro
che la poesia
coltivano,
la sua armoniosa beltà
intatta sarà,
perennemente.
A i sommi Poeti,
d'un tempo lontano,
nei tramonti
nelle quiete albe
che si susseguono,
la mia fronte,
chino, riverente.

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1 maggio 2011 7 01 /05 /maggio /2011 00:00
 il Muro   e le Rose 

 

Dalla mia finestra
uno scorcio di muro scorgo,
simile ad un viso dalla vecchiaia avvizzito.
Oh, muro, flagellato dal vento, dalla pioggia,
dai fiocchi di neve punteggiato,
mio amico sei divenuto!
Con filo sottile di seta
i sogni dolci della mia fantasia ricamo
e la soffice trina, su di te, depongo
con una carezza.
Nelle serene notti in un bagno d'argento
la luna pietosa t'immerge
e le stelle, ignoti mondi
nello spazio infinito disseminati,
sopra alle sconnesse pietre
un riverbero del loro fulgore posano.
Sulla scopa volante in groppa
la fiabesca strega coll'adunche dita
ti saluta,
e la fata gentile con un tenue azzurro velo
ti lambisce,
1o gnomo burlone
col suo cappuccio a cono
incappucciarti vorrebbe.
Puntuale all'annuale appuntamento
11 roseto sbocciante
le tue ferite con amore copre.
Non opulente rose, ma profumate ,
di rosso vivo imbellettate, -:
paiono bocche avide in cerca
d'un appassionato bacio.
I loro boccioli schiudono ai raggi del sole
con l'irrompente bramosia
di luce, di calore.
D i rose un tralcio
sul davanzale della finestra mia
si è arrampicato
come un affettuoso abbraccio,
l'amico muro l'ha inviato
della mia tristezza, conscio.
Si pavoneggia un uccellino
sopra ad un bocciolo di rosa
e si dondola, come in una minima altalena.
Sorride i l muro al cinguettìo del passero
di nascosto le sue crepe allargando,
per paura non fargli.
I l tempo fugge
ma nell'olezzante messe
ora gioisci di quegli attimi,
dell'odoroso abito,
della gioventù rinnovata.
Quando le rose sfioriranno
a te lasceranno le frastagliate foglie,
anche se ingiallite,
qualche spina che non t i scalfisce,
per sussurrarti che ritorneranno.
Oh, mio viso da solchi segnato,
nell'oscillante specchio del tempo
ondeggia la tua immagine,
carne dal dolore macerata,
nella rassegnazione, chinati!
Rotolano i giorni
nell'incessante ritmo
verso la china che non s'arresta.
Niuna promessa, né veste odorosa,
né la giovinezza rinnovata,
come l'amico muro
potranno adornarmi.
I rossi petali di quel tralcio
a me giunto,
quando nella sfioritura cadranno,
io l i raccoglierò.
Comporrò una sottile treccia
per i l mio cuore avvolgere
con geloso celato pudore.
E così ogni ricordo,
ogni lacrima e sorriso,
ogni dolore e gioia
in un vellutato scrigno,
custoditi saranno.


Grazie, amico muro,
dei versi modesti che mi hai suggerito.

  

         In questa poesia, che da il titolo all'intero volumetto, Bianca si riferisce ad un muro che circonda  il cortile su cui si affaccia la finestra alla quale sedeva Bianca. Le rose erano quelle di un folto tralcio rampicante che partendo dal terreno a ridosso del muro si arrampicava fino alla finestra di Bianca circondandola completamente su due lati. Ogni anno, da tanti anni, le rose puntualmente a maggio fiorivano riempiendo di colore tutto il tralcio.  Ma esattamente in quel maggio che fece seguito alla scomparsa di Bianca nessuna rosa fiorì : poi  l'intero tralcio avvizzì, seccò con tutte le foglie e scomparve.

 

 

         Gemma

di Rosa

 

Il l folto tralcio
che sulla finestra,
s'è arrampicato,
il primo bocciolo di rosa,
con timidezza
dischiuso,
m'ha donato.
È prematuro,
tenero, dolce
come una carezza leggera,
un palpito di gioia,
un fremito di sorriso.
A me, nel dolore
rinchiusa,
uno spiraglio,
ha riaperto,
ed una sbarra
della silente prigione,
ha divelto.
Il suo lieve profumo,
nell'anima mia
è penetrato
con battito d'ala,
la solitudine
alleviando.
Nella spaziale era,
i satelliti
dalla scienza,
in orbita collocati
per un dominio assoluto,
si rincorrono,
come bestie
imbizzarrite.
E le lontane galassie
sembrano con pietà
mirare,
i l nostro minimo mondo
dalle sanguinose lotte,
da ogni discordia,
sconvolto.
Piccolo bocciolo
anche tu, polvere
diverrai!
Grazie, per la poesia
che in dono
su un lucente vassoio,
simile ad una preziosa offerta,
m'hai recato.
Quella poesia che il materialismo
dominante,
e la superbia del sapere,
hanno distrutto
nell'incosciente cuore,
della fragile umanità.

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14 marzo 2010 7 14 /03 /marzo /2010 19:50

            Bianca Pavin nasce a Modena nel maggio dell'anno 1900. Si trasferisce ancora molto giovane a Bologna dove ha sempre abitato e dove cessa di vivere nel luglio del 1984. La sua vita è stata tutta dedita alla famiglia e ai figli, per i quali ha anche dovuto lottare e superare diverse prove e avversità , tanto che gli avvocati, a cui si rivolgeva  per avere consigli legali le dicevano che se avesse deciso di scrivere un romanzo sulla sua vita, avrebbe senz'altro creato un "best seller". E Bianca, se ne avesse avuto il tempo e le risorse economiche,  l'avrebbe senz'altro scritto quel romanzo, anche se i suoi studi non sono andati, per quei tempi, oltre una semplice  scuola professionale.
            Ma verso l'età più avanzata il destino aveva riservato per Bianca la prova più dura. Colpita da una grave malattia invalidante (tetraparesi), lenta ma progressiva,  fu costretta in carrozzina e sempre più con il tempo limitata nei movimenti fino a che negli ultimi anni perse anche l'uso della parola e della voce. La sua malattia  è durata oltre 15 anni e infinite sono state le sue sofferenze, anche perchè alla fine fu ricoverata in una casa di riposo per  non autosufficienti, da lei non voluta.  Chiunque si sarebbe arreso  aspettando la fine,
ma Bianca,  all' età di 80 anni, è passata al contrattacco.  Non  potendo più parlare, per poter comunicare con gli altri scriveva tutto su quaderni e blocchi ( ne sono rimasti in gran quantità),  e fu qui che esplose la sua fantasia ispiratrice arrivando a comporre versi e poesie di rara bellezza.  Versi e poesie improvvisate lì per lì, scritte di getto, dettate unicamente da una volontà di comunicare agli altri stati d'animo, emozioni, sogni, fantasie,  nella forma per Bianca più toccante possibile, che è quella della poesia, quella vera, quella che arriva al cuore. E, prima di allora, mai aveva pensato di poter scrivere poesie... 
           Naturalmente molte delle sue composizioni  riflettono la tristezza dello stato di malattia in cui Bianca si trovava, ma questo non ne sminuisce certo il loro valore comunicativo e artistico.  Il contrattacco di Bianca è durato fino alla fine: si pensi che negli ultimi tempi, non avendo più Bianca nemmeno la forza per sostenere la penna,  alcune delle sue ultime composizioni sono state raccolte sotto dettatura a mezzo di un piccolo cartello nel quale Bianca indicava con un dito le lettere per comporre le parole... 
           Bianca ha naturalmente partecipato con le sue composizioni, in quel breve periodo della sua attività, ultimo della sua vita, a diversi concorsi e manifestazioni letterarie , ottenendo
 premi e riconoscimenti. Non è il caso in questo contesto di elencarli, anche perchè da quegli eventi è ormai trascorso molto tempo. Anche  note emittenti radio locali si occuparono di lei e delle sue poesie.
            Di Bianca Pavin esistono quattro  raccolte di poesie:  "Luci vaganti" (1981) - Edizioni Seledizioni; "Poesie" (1982) -Edizioni Gabrieli;  "Il Muro e le Rose" (1983) - Edizioni Seledizioni; "Riverbero di stelle " (1984) -Edizioni Eurographis. Ci sono poi poche altre poesie, composte prima e dopo l'ultimo volumetto, non pubblicate.

poesie
luci vaganti
 
                                                             
                                                             riverbero di stelle                                                              
il-muro-e-le-rose.jpg

 

 

           

              

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1 gennaio 2010 5 01 /01 /gennaio /2010 11:13




         ...Così dalle squarciate nuvole
           si svolge il sol cadente
           e dietro il monte imporpora
           il trepido Occidente
           al pio colono augurio
           di più sereno di'.
 






(d

ddd
 (dall' < Adelchidi A. Manzoni)

 

  

nostalgia

Il sole tramonta laggiù sul mare
tornan le barche cullate dall'onda,
ed un desir, prepotente d'amare,
m'avvince il cor, con nostalgia profonda.
Coi mesti rintocchi una campana
saluta già le ombre della sera.
Sorge, dal mar, una voce lontana,
pare che mormori una preghiera.
E' notte! La luna splende nel cielo
candida, pura, nel mar s'è specchiata.
Penso ad un serico velo
di sposa, e ad una coltre profumata.
Trascorron lentamente le ore
e la nostalgia piano mi culla;
i ricordi di quell'amore
si lacerano svanendo nel nulla.
E' l'alba! Si sbiancano le stelle,
del mare, è calmo il suo respiro.
Avvolgo le ansie mie più belle
e trattengo un lungo sospiro.
Il cielo s'è vestito di rosa,
si libra nel volo un gabbiano
che richiudendo le ali si posa
sopra un irto scoglio lontano.
Vorrei nel sonno trovar l'oblio
senza brandelli di sogno cercare.
Per dare gioia al cuore mio
e sentir solo la voce del mare.

Dalla raccolta "LUCI VAGANTI" di Bianca Pavin - SELEDIZIONI - Bologna
 


  Questo "blog" è dedicato a mia madre, Bianca Pavin, che divenne poetessa all'età di ottanta anni, e le cui poesie si possono ben definire, con due sole parole riassuntive, "scaturite dall'anima". Nelle pagine seguenti potete trovare una biografia di  Bianca, un riferimento illustrato alle raccolte pubblicate, e di seguito una selezione tra le sue poesie, per forza di cose assai limitata, ma che si spera possa dare al lettore interessato una informazione valida dell'opera di Bianca.

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